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Una trasferta (solo in voce) in Lussemburgo

radio araSabato 1 dicembre, in occasione del concerto di Angelo Branduardi in Lussemburgo, sono stato intervistato dalla radio locale in lingua italiana. Qui di seguito il podcast della bella e competente intervista di Elisa Cutullè coadiuvata da Paolo Tavelli. Grazie ancora a tutto lo staff del programma Voices by Passaparola di Radio Ara

http://podcast.ara.lu/?p=3695

Alan Stivell: a Roma con ardore

E’ una sferzata d’energia, di musicalità, di ricchezza di idee, temi, arrangiamenti. Alan Stivell,il grande musicista bretone si conferma anzitutto come un interprete vivo di una tradizione immensa e non il sacerdote di un culto imbalsamato nella rigidità del rispetto del suono d’epoca. Non può aprirsi in maniera diversa una recensione del concerto tenuto da Stivell a Villa Ada il 14 luglio scorso (La festa della Repubblica in francia, strana ricorrenza per un bretone doc): due ore di musica offerte da un quintetto all’altezza del suo leader e adeguatamente introdotto dai Folkroad, gruppo spalla originario di Latina che è servito da squisito antipasto.

Della produzione di Stivell che è ovviamente smisurata per oltre quaranta anni di carriera, il concerto riesce a proporre una carrellata esauriente e che sfida il pubblico degli affezionati a riconoscere e decodificare la melodia nota in un tessuto che suona straordinariamente nuovo. Non nuovi sono gli strumenti, la sua arpa che troneggia al centro del palco, la bombarda, la uileann pipe, la cornamusa scozzese che adotta solo per qualche brano sistemandosi sopra una pedanetta che ne magnifica l’effetto ‘Highlander’. Nuovo, straordinariamente nuovo è l’effetto timbrico, ritmico, l’impasto ancora una volta riuscito tra rock e scale modali, senso di naturalezza, di qualcosa di agricolo, silvestre e un ‘mood’ talvolta quasi urbano, comunque assolutamente moderno, modernissimo.

Per chi, come chi scrive, gelosamente possiede i vinili di Stivell – da Reflets (1970) E langonned (1974 totalmente acustico), passando per i concerti di Dublino (1975) e  quello mitico de l’Olympia (1972) fino ad arrivare alla Symphonie celtique (1980) e Legend (1983)- l’impressione forte è quella di trovarsi di fronte l’artista che ha sempre conosciuto: quello che nel retrocopertina di Reflets si richiamava al romanticismo e al surrealismo per iscrivere la rivincita del folk celtico in un movimento di rivalutazione dell’immaginazione contro l’aridità di certo razionalismo e che oggi sa contaminare quelle melodie senza tempo con una ritmica a volte tribale, di grande impatto sonoro, capace di virare imprevedibilmente verso gli stili più lontani e di richiamare talvolta addirittura lo ska e certo jazz. Nelle due ore affiorano in continuazione igrandissimi successi come la Suite Irlandaise la Suite Sudarmoricaine, la Suite delle Montagne e poi the Foggy Dew, Brian Boru, Son ar Chistir, An dro per concludersi con l’immancabile Tri martolod cantata in coro da tutto il pubblico: un sei-settecento volenterose anime scampate al caldo e a…Tiziano Ferro che in quelle ore calcava lo Stadio olimpico.

Dimenticavo: notevoli un paio di brani dal sapore fortemente etnico in cui il nostro si permette quasi di rappare, dimostrando così che davvero la musicalità celtica non va tenuta sotto teca ma giocata su più tavoli e registri, contaminando e contaminandosi, divenendo un suono contemporaneo nel senso di unjpassato immenso che si trasporta con amore, orgoglio e fierezza nell’oggi…e con l’ardore di oltre 65 splendide primavere

Senza Spina, prima che esistesse l”unplugged’

Quel concerto a l’Olympia, centro focale della tournee dedicata alle poesie di Yeats, sancì definitivamente il passaggio di Branduardi ad atmosfere più cameristiche, concertanti nel suo proporre  musica in pubblico. Una scelta che esaltò l’estrema cura nella realizzazione di un progetto musicale: la costruzione dei brani, l’importanza della tessitura armonica, la polifonia delle chitarre, l’idea che anche la musica di matrice ‘popular’ dovesse essere ascoltata non solo per il fremito del volume sonoro, né tantomeno immersa in una melassa indistinta di watt spaccatimpani, ma che potesse essere un rituale diverso in cui l’ascoltatore potesse decifrare la bellezza di una modulazione, la sorpresa di un’improvvisazione, il dettaglio dei timbri.

Ecco come Branduardi, presentando il CD Senza Spina rievocava quella scelta ed ecco come in TV l’abbiamo commentata. Con questo servizio e molte immagini inedite. Guardate

Annullato il concerto di Angelo Branduardi a Salerno

Secondo quanto apprendiamo direttamente dall’entourage di Angelo Branduardi il concerto del 17 giugno a Salerno è stato cancellato, non è infatti stato raggiunto un accordo con gli organizzatori e le istituzioni locali.
L’evento era previsto nell’ambito della notte bianca organizzata dalla Cidec di Salerno.

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