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se esiste il senso della realtà deve esistere il senso della possibilità

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Branduardi/Fabrizio. Le ragioni di una coppia perfetta

Angelo_Branduardi_e_Maurizio_Fabrizio_nel_1979Branduardi lo ha spesso definito l’altra metà della sua mela, ma anche rievocato tanti momenti vissuti insieme, anche extramusicali: uno su tutti, la corsa nella neve per arrivare in tempo alla nascita della sua primogenita. Ma ci sono diversi motivi squisitamente tecnici e musicali per cui questa coppia può essere definita davvero perfetta.

Il primo: l’apoteosi della chitarra. O meglio delle due chitarre che in tantissime canzoni disegnano una partitura ricca, complessa dove le linee melodiche posseggono un valore proprio e non si limitano quindi ad accompagnare. Anche il semplice arpeggio non è mai lineare ma sempre funzionale alla linea melodica della voce. Basti pensare  a Confessioni di un malandrino, a Canzone per Sarah, ma anche alla splendida e lussureggiante versione live di Profumo d’arancio. Il disco che meglio di tutti riassume questa tendenza è sicuramente Alla fiera dell’est dove gli strumenti a corda letteralmente sovrabbondano.

Il secondo: la ricchezza dei timbri. Maurizio Fabrizio è direttore d’orchestra, ma nasce come fagottista e questa esperienza strumentale porta in dote a Branduardi un’estrema e originalissima cura degli strumenti a fiato. Senza il suo apporto non sarebbe stata neanche  pensabile un’intro sontuosa e inattesa come quella di Nascita di un Lago, ma neanche il florilegio di fiati ne Il vecchio e la farfalla. Il tema della Raccolta, poi, splendido nella sua evocatività campestre è condiviso dagli archi e proprio dal fagotto. Queste scelte timbriche sono uno dei marchi di fabbrica dei dischi di Angelo e un sicuro fattore di differenziazione rispetto al resto degli artisti italiani.

Il terzo: la festosità della musica e delle invenzioni live. Riascoltando un disco magari non perfetto nella selezione dei brani come Camminando camminando si possono apprezzare le ‘riletture’ di Cogli la prima mela, de Alla Fiera dell’est, entrambe precedute da una linea nuova ma affine a quella del tema principale, nonché la capacità di Fabrizio di improvvisarsi flamenchista (si scrive così?) ne I Santi.

Il quarto e ultimo: le partiture orchestrali. Soprattutto nel periodo d’oro, quello che va, per stessa ammissione di Branduardi, da la Luna a Cogli la prima mela l’orchestra è un trionfo di possibilità, temi, voci ulteriori ma funzionali al prodotto. Che dire della ricchezza de la Strega, tra archi, fiati e tastiere, o del tappeto  vago e onirico de La Luna? Anche questa opulenza ha fatto del “brand” Branduardi un unicum assoluto nella produzione musicale nostrana.

Ecco allora che la “reunion” del prossimo 25 febbraio sarà anche un’occasione per sottolineare il grande lavoro di questa coppia e i risultati eccellenti di un incontro maturato tra l’altro sotto l’egida di Fabrizio De André.

La musica è altrove approda su Rai letteratura

la musica è altroveDopo i Grimm ecco Branduardi. La musica è altrove, il libro che ho pubblicato lo scorso anno per l’editrice Ancora raggiunge “Nel Paese delle Fiabe” sul prestigioso portale culturale di Mammarai. Qui il link alla pagina

Una trasferta (solo in voce) in Lussemburgo

radio araSabato 1 dicembre, in occasione del concerto di Angelo Branduardi in Lussemburgo, sono stato intervistato dalla radio locale in lingua italiana. Qui di seguito il podcast della bella e competente intervista di Elisa Cutullè coadiuvata da Paolo Tavelli. Grazie ancora a tutto lo staff del programma Voices by Passaparola di Radio Ara

http://podcast.ara.lu/?p=3695

La Musica è altrove su Avvenire

Non solo per l’amicizia, né per la prossimità ideale e spirituale, ma la recensione di Alessandro Zaccuri, giornalista ma soprattutto scrittore eccellente, coglie in pieno i punti centrali della mia lettura dell’universo branduardiano. Per chi vuole, si può leggere integralmente qui

La Nona di Bruckner inaugura la stagione di Santa Cecilia

Una sinfonia titanica, di slanci smisurati, melodie avvolgenti e sinuose e di passaggi armonici di grande fascinosissima asprezza e sorprendente modernità. Di più, momenti che veramente sembrano consegnare l’ispirazione dell’anziano maestro alle dimensioni metafisiche dell’eternità. Parliamo della Nona sinfonia di Anton Bruckner che aprirà assieme ai Quattro pezzi sacri di Verdi la stagione 2012-2013 dell’Accademia di santa Cecilia.
La sinfonia che rimase incompiuta, anche alla luce della notoria e proverbiale indecisione del compositore nel venire a patto con i mille scrupoli che lo attanagliavano nel congedare i propri lavori, dura comunque attorno all’ora e racchiude dei momenti di lirismo assoluto capaci di deliziare l’appassionato ma anche di sorprendere al primo ascolto chi si accosti per la prima volta al mondo sonoro del musicista austriaco scomparso proprio l’11 ottobre del 1896.
Uomo di profonda religiosità, di una fede elementare nel vero senso della parola, perché aveva i tratti della devozione contadina e di un rigore gregoriano, Bruckner lottò tutta la vita con l’establishment musicale della sua epoca, incapace com’era di scrollarsi di dosso la scorza contadina, di imbastire rapporti umani col bon ton necessario nella capitale austriaca, di coniugare la devozione musicale ad un briciolo di pratico savoir faire.
Al termine delle prove di una sua sinfonia fu capace di regalare un tallero al grande direttore Artur Nikisch per complimentarsi per l’esecuzione, un’altra volta cacciò fuori dall’aula universitaria – dove insegnava contrappunto – un allievo reo di aver scritto due quinte parallele in un compito di armonia. In genere non riuscì a legare con l’entourage che ruotava attorno a Johannes Brahms, artista colto, di credo protestante che lo considerava alla stregua di un bonario valligiano col cervello imbevuto di superstizioni. Ci fu anche chi organizzò un pranzo di riconciliazione tra i due musicisti ma alcune battute intempestive di Bruckner fecero fallire miseramente il tentativo.
Ci fu anche però il momento della rivincita, quando al termine della prima esecuzione dell’Ottava Sinfonia – dedicata non senza una punta di sana ruffianeria a Francesco Giuseppe – il compositore fu sommerso da applausi, tre chiamate in scena, corone d’alloro al collo con le quali cercò di raggiungere la carrozza che riportava a casa Brahms e il critico Hanslick, il più ostile alla sua persona. In questo caso provvidenziali intermediari impedirono che la situazione degenerasse.
Rivincita che ora Bruckner conosce anche nel nostro paese dove l’intellighentsia musicale lo ha sempre ostracizzato, con l’accostamento delirante all’ideologia nazista solo perché musicologi nazisti tentarono di stravolgerne il senso dell’opera e perfino la fede religiosa e soprattutto perché alla morte di Hitler la Radio tedesca diffuse nell’etere le note dell’adagio della sua Settima Sinfonia (magistralmente usata anche da Luchino Visconti per il suo film Senso). Perfino Enzo Siciliano qualche anno fa nel suo spazio sul venerdì del quotidiano La repubblica tornò a ripetere l’infamante accusa.
Questa inaugurazione ufficiale del programma annuale di Santa Cecilia ha quindi anche un po’ il sapore di una riparazione e non a caso va in scena proprio la Nona: la più tersa, devota, complessa ma appagante delle sue creazioni, un lascito scritto nel mondo di qua con la testa e il cuore già in contemplazione di un Altrove, mai così distintamente evocato dai suoni umani. Forse addirittura meglio di Bach. Sicuramente con un cuore più puro.

Sondaggio Branduardi: classifica finale

Ecco il podio con le tre canzoni più amate del menestrello. Vince, manco a dirlo, Confessioni di un malandrino, subito dietro, a sorpresa, il dono del cervo. Altrettanto sorprendente è la medaglia di bronzo di Se tu sei cielo, che supera di una lunghezza la luna. Più distanziate le altre

Confessioni di un malandrino 35 22%
Il dono del cervo 26 17%
Se tu sei cielo 19 12%
La luna 18 12%
La raccolta 15 10%
Vanità di vanità 15 10%
La giostra 14 9%
Il poeta di corte 14 9%

E finale si farà

Ecco le magnifiche otto finaliste. se ne possono scegliere tre e per votare c’è tempo fino a venerdì pomeriggio. Accorrete, su venite!

Apprezzare le nuvole

La notizia è che faccia notizia. Sta per essere ufficialmente catalogato un nuovo tipo di nuvola, una formazione di goccioline condensate in cielo assolutamente inedita. Il fatto non accadeva dal 1951 e forse queso è il cuore della novità. Non più solo cirri, nembi, strati e cumuli. Adesso pare ci sarà anche l’onda increspata. Consistente, anche minacciosa, dominante nel cielo. Lo è talmente che la società inglese ‘per l’apperezzamento delle nuvole” (anche se appreciation in inglese non è sovrapponibile al significato nostrano, potrebbe non includere la positività del vocabolo italiano) ha chiesto all’Onu di inserire la nuova conformazione nel Cloud Atlas, altro strumento di cui credo il 99% degli umani ignorava bellamente l’esistenza.

Ma tant’è ogni volta che qualcuno alza lo sguardo verso l’alto diminuisce anche se di poco il cinismo che accompagna le nostre giornate e che ci sia una società di oltre 30.000 iscritti che per passione e interesse lo fa sistematicamente ci fa sentire meno strani quano qualcuno ci accusa di avere la testa tra le nuvole.Potremmo sempre rispondere che lo facciamo per obbedienza a uno statuto…

 

Sondaggio Branduardi: risultati II semifinale

Vince il ‘classico’ in questa seconda semifinale. Ecco i risultati definitivi. Passano le prime quattrro e c’è qualche caduta eccellente….

Se tu sei cielo 26 18%
La raccolta 21 14%
Vanità di vanità 20 14%
Il poeta di corte 17 12%
Il sultano di Babilonia e la prostituta 16 11%
Profumo d’arancio 15 10%
Si può fare 11 8%
Il dito e la luna 10 7%
Tango 5 3%
Uomini di passaggio 4 3%

Sondaggio Branduardi: seconda semifinale

Et voilà…eccovi le seconnde semifinaliste. Vi ricordo che se ne possono scegliere fino a un massimo di tre e che il sondaggio resterà aperto fino a lunedì. Votate bene; nel segreto dell’urna Angelo non vi guarda ma il dio della musica sì….

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