vocisullaluna

se esiste il senso della realtà deve esistere il senso della possibilità

La fiaba e il senso della casa

I Grimm dicevano che le fiabe sono ovunque ‘come a casa propria’. Ma per loro casa rimase sempre e solo l’Assia. I primi anni di scuola superiore sempre richiamati alla mente e poi l’acqua, quella del fiume Fulda. Qui è per così dire il centro di irradiazione delle storie, la loro culla. Tra il 1808 e il 1812 i Grimm avviano una specie di salotto letterario dove passano molte persone con le loro fiabe, le loro storie da condividere. C’è la famiglia Hassenpflug, uno dei cui componenti diventerà cognato dei fratelli, poi la signorina Friederike Mannel con una pregressa esperienza di raccoglitrice di storie per penne altrui, la famiglia del farmacista Wild, per l’esattezza le sue tre figlie. Prevalentemente donne, dunque, e di buona cultura, non propriamente tedesche come ascendenze visto che le ultime due menzionate erano ugonotte di origine. Ma di Kassel era anche l’unico mascheitto della rosa, il militare Krause, già guardia del reggimento dei dragoni. Alla sua creatività e memoria si devono però solo 4 delle duecento fiabe. Persone tutte reali, anche se spesso i Grimm si spingono un po’ oltre con l’idealizzazione delle loro radici e dei looro talenti. Wilhelm Grimm nella prefazione alla seconda edizione decanterà come modello assoluto le starordinarie capacità narrative di un certa frau Viehmaninn, perfetto esempio di valligiana, immortalata anche dal fratello con un’incisione presente in quella stessa edizione, senza aggiungere però che anche le sue origini non erano propriamente germaniche. Che importa del resto? Parlava e raccontava tedesco meglio di ogni altro e questo è quanto basta per il loro scopo di innamorati delle antiche storie E a proposito d’amore, una delle figlie del farmacista, Dorothea Wild, diventerà anche la signora Grimm e forse non è un caso che tra le contributrici è una delle più assidue…

Hermann Grimm, nato proprio da questa fiabesca unione, così racconterà qualche anno dopo l’amore respirato da sempre in famiglia per la regione di Kassel “mai in me si è affievolita la sensazione di sentirmi a casa in Assia, da nessuna parte le montagne, le valli il panorama in lungo e in largo mi è apparso così bello, Ciò che Voglio dire è che lì io respiravo un’altra aria. Il suono poi di quella parlata ha sempre per me un che di entusiasmante. E dalle fiabe, mi sembra che risuoni in ogni cosa che Jacob e Wilhelm hanno scritto.

Jacob, invece, che non si sposò, ha della sua terra dei flash retrospettivi legati anzitutto alla figura materna. Racconta di aver vissuto gli istanti più belli della sua vita, il giorno in cui la donna, oramai anziana, si trasferì a Kassel definitivamente e lui in qualità di figlio maggiore la portò in giro a conoscere la città, tenendola per mano.

In ogni immagine della sua autobiografia c’è il senso di un legame, di un tenere stretto un filo che lega assieme la visione del passato e il presente. L’idea che la bellezza e l’amore non debbano andare perduti. Che un ‘resto’ vada salvato, sia da salvare. L’idea di conservare quella limatura spirituale attaccata alle cose, ai ricordi. C’è il giorno della prima comunione in cui Jacob ripensa con commozione alla percezione di camminare sulla lapide della chiesa dove riposava il corpo del nonno, che lì era stato pastore per diversi decenni. ‘L’immaginazione sa – spiega – come decorare le cose – E questa è una frase che il fratello Wilhelm sa portare fino alle estreme conseguenze, in quella zona d’ombra e reverie in cui la realtà trasfigura nell’immagine del desiderio. Tornando a Hanau, diretto alla stessa chiesa ma molti anni dopo, Wil prenderà nota delle nuove costruzioni, commenterà la diversità del paesaggio ma con un velo di serena malinconia e soprattutto dirà di rivedere con gli occhi dell’immaginazione il giardino dietro casa con appeso l’abito bianco della madre ad asciugare, aggiungendo: ogni volta che tornavamo da scuola e lo vedevamo lì avevamo l’impressione che mamma stesse fluttuando sul prato.

 

 

 

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