vocisullaluna

se esiste il senso della realtà deve esistere il senso della possibilità

Ancora banalità sulle fiabe al cinema

Errare è umano perseverare diabolico. E in questo caso l’aggettivo è eloquente. Continua il tam tam mediatico sulla variante moderna e filmica  delle fiabe antiche, spacciando per unica via comunicativa possibile quella di renderle horror e dark. ‘Basta smancerie – dice Chiara Ugolini sul Repubblica – non piacciono più’. E ‘soprattutto – insiste-  torniamo agli originali che erano già quasi noir, dimenticando il “buonismo disneyano”.

A parte il tono francamente fastidioso e supponente nel suo dilettantismo apodittico, colpisce il fatto che si esalti come un bene per la godibilità di opere di finzione quella virata verso la violenza che umanamente si condanna in qualsiasi altro ambito della vita pubblica e privata. Ma tant’è: questa volta si magnificano degli Hansel e Gretel con kalashnikov e che cresciuti, quindici anni dopo l’avventura grimmiana, vanno a caccia di streghe armati come una squadra di teste di cuoio. Ma, pare, ci attende anche una versione noir del mago di Oz e tornerà pure la bella e la bestia e un Pinocchio più ‘oscuro’.

Pare allora inutile anche se doveroso tornare a precisare la ricchezza del simbolismo di una fiaba, le innumerevoli pieghe nascoste nella trama, la valenza trascendente di eventi, scelte e fatti narrati. L’idea che ci rimandino a un passato dove la meraviglia conta molto più di un terrore  forzatamente indotto  per strizzare l’occhio a un’idea di contemporaneità. Banale dirlo, ma è questo il motivo per cui sono nate. Colpisce infine che ancora una volta la nostra presunta divulgazione culturale non faccia altro che accodarsi a uno e un solo elemento alla moda amplificandolo ed esaltandolo in maniera appunto dilettantistica, piatta, volgare, non documentata.

Un solo consiglio ci permettiamo di dare: prima di accollare stavolta la colpa alla versione disneyana, andatevi a rileggere cosa c’è  dietro veramente alla vicenda di Biancaneve. Concetti e allegorie che il buon Walt con la sua pur eccessiva idealizzazione ha  perfettamente illustrato.  Poi ne riparliamo, intanto però non confondiamo i lettori.

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