vocisullaluna

se esiste il senso della realtà deve esistere il senso della possibilità

Fantasie colpevoli?

Appurato che Neil Gaiman non è il papà di Batman e che le stragi della follia negli Stati Uniti avvenivano anche in spazi di solito poco frequentati dai Supereroi (come a Columbine), va però detta una parola sull’ennesimo caso in cui dopo avvenimenti di questo genere si tirano in ballo fumetti, fantasy o giochi di ruolo.

C’era una volta la vecchia polemica sull’escapismo, sull’evasione in mondi lontani e irraggiungibili vista come rifiuto della realtà da parte dei soloni dei salotti letterari  e delle pagine culturali dei quotidiani, o al più sopportata con degnazione come innocente fuga nell’utopia, quando il giudizio si ammantava di sapienza sociologica. Oggi le cose sono radicalmente cambiate, visto che il ‘genere’ è stato abbondantemente sdoganato e che fumetti, eroi fantastici o super garantiscono grandi introiti un po’ dovunque. E allora ecco la trovata di rendere sempre più vicini mondo fantastico e mondo reale creando nello spettatore l’illusione di verità attraverso sofisticate elaborazioni computerizzate da un lato e dall’altro infarcendo trame, situazioni e dialoghi fantastici di guizzi ironici, trovate comiche e complici (ricordate lo skateboard di Legolas nel Signore degli Anelli di Jackson?) che riducono la distanza, appannano la sacralità delle origini ed accentuano l’effetto di immedesimazione anche nello spettatore meno preparato ai sottotesti che il genere porta con sé dalle brumose origini mitologiche.

Ecco così che si è creato un effetto curioso: mondi fantastici e protagonisti tanto  più super per effetti speciali visivamente perfetti e ineccepibili (e quindi in questa perfezione tecnica resi reali) quanto  più ‘umani’ e vicini  nei loro comportamenti e nel loro steso modo di essere. Un fantastico che giunge tra di noi, che non richiede più salti da fare ma solo un aggiornato sistema di sintonizzazione, da poltrona di casa o con occhialetto in 3D

E’ in questo calderone indistinto che ogni limite si abbatte e tutto sembra plausibile e riproducibile. La fantasia non è più esperienza di mondi altri dove esercitare discernimento, confrontare il bene e il male, sperimentare la possibilità che la realtà nasconda misteri e spazi di crescita umana: il fantasy usa e getta di oggi è l’ennesimo spettacolo mediatico che invita il fruitore a esserne parte senza bisogno di pensare, di addestrarsi, di proiettarsi in una dimensione diversa.  Tutto così diviene a portata di mano. Anche e soprattutto il male che da sempre affascina più del bene anche se alla fine in quei mondi veramente altri necessariamente perdeva.

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2 pensieri su “Fantasie colpevoli?

  1. Ciao Saverio, il “fantasy usa e getta di oggi” è lo stesso di ieri; prendi un B-movie come Ring of Steel del 1994 (http://www.youtube.com/watch?v=WJvKjiqMMsI) con Robert Chapin e Carol Alt, vi si inscenavano combattimenti clandestini estremi all’arma bianca – eravamo alla fine dell’epoca Highlander – ambientati nella nostra epoca.

    In una scena un fissato che aveva scambiato la fantasia con la realtà – si credeva un cavaliere medievale – viene ucciso proprio perché non aveva capito che in quei duelli si faceva sul serio. Implicitamente si ricordava allo spettatore che stava assistendo a un’opera di fantasia; nei vent’anni trascorsi da allora ricordo forse un episodio in Italia a Torino nel 2011 di omicidio a colpi di spada giapponese.

    Decidere di sterminare la platea di una multisala ha molto più a che fare con un pensiero distorto individuale che non con la rappresentazione dell’ultra-violenza nei film.

    Hai presente Matrix? Neo e Trinity sparare all’impazzata per liberare Morpheus? La pellicola fu distribuita a partire dal 31 marzo 1999, l’eccidio di Columbine avvenne il 20 aprile dello stesso anno. Relazioni tra i due fatti? Nessuna, fu una vendetta. Lasciamo stare la fantasia, il fantasy e i film e studiamo di più l’uomo e la sua mente 🙂

    • Infatti, è da lì che si deve partire…ma è vero anche che gli esempi che tu citi non erano così commercializzabili e rimanevano consumabili prevalentemente da addetti ai lavori…non diventavano parte della vita tra pubblciità, marketing, gadget ecc… vedi, è l’insieme del contesto in cui viene collocato un prodotto culturale ad alterare i piani di ricezione: questo è innegabile; come è innegabile il bombardamento, il parossismo che il sistema crea per catturare il fruitore dentro il prodotto (effetti sofisticatissimi, 3d ecc.) per fingere che la cosa esista in uno spazio fantastico ma sia lì a portata di mano. Non volglio dire che sia il colpevole, ma che abbiamo sbagliato nel rendere il mistero della fantasia, la suggestione del mneraviglioso troppo tecnicamente riproducibile

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