vocisullaluna

se esiste il senso della realtà deve esistere il senso della possibilità

Branduardi e Faletti. Da: La musica è altrove

E’ di questi anni l’incontro con Giorgio Faletti, all’epoca ancora attore comico neppure lontanamente presago del successo che avrebbe riscosso nella veste di giallista. Si conoscono in un camerino e l’attore timidamente sottopone alcuni testi a Branduardi che ne coglie subito la vena surreale: è l’inizio di un’amicizia e di una collaborazione molto sui generis che si articola perfino in pomeriggi trascorsi a casa Branduardi, sbirciando magari (Faletti) la formula 1 in Tv.  Nonostante gli esiti non siano sempre all’altezza delle intuizioni alla base delle, canzoni l’incontro con Faletti consente a Branduardi di aggiungere alla propria cartografia il continente del nonsense, in una versione assieme fanciullesca e a tratti grottesca, talvolta anche troppo compiaciuta dei propri ghiribizzi verbali.

E’ il primo parto della neonata coppia ad essere a conti fatti il migliore: La piccola canzone dei contrari, il brano che apre l’album ‘Camminando camminando’ registrato dal vivo nella tournee del disco Domenica e Lunedì ma inevitabilmente inferiore al precedente live del 1980.  Tra l’altro due splendide esecuzioni di Profumo d’Arancio e Confessioni di un malandrino vengono omesse dal prodotto finale, per una scelta che, come ha notato giustamente Roberto Tardito, resta assolutamente inspiegabile anche alla luce della presenza di una scialba versione de Il Signore di Baux e una quasi sbrigativa di Ballo in fa# minore.

La Piccola canzone dei contrari in ogni caso fa la sua onesta quanto stralunata figura, ed è perfettamente esemplificativa del metodo del Faletti paroliere che corre sui binari di un nonsense arguto, funambolico, a volte sorprendentemente poetico… e pare proprio non aver paura di deragliare.

C’è un posto bianco e un posto nero 
chissà dov’è
/per ogni volo di pensiero dentro di te

C’è un posto vero e uno bugiardo 
chissà dov’è
/per quando va la gatta al lardo 
dentro di te

A volte però il gusto della rima e dell’assonanza concettuale obbliga l’impavido conducente a sterzare su coppie molto più banali e scontate

C’è un posto sano e uno malato 
chissà dov’è
/e che il secondo sia passato 
dentro di te

la stessa cosa si nota ne Il dito e la luna, disco del ‘98 che in undici tracce conferma luci e ombre del binomio, con poche canzoni però di grande livello: le immagini, i personaggi, le metafore rimangono come attutiti da un tono generale edulcorato, di una giocosità studiata che difficilmente coinvolge, anche perché la vena nonsense cede al tentativo di trovare una chiave sentimentale o esistenziale; così il mondo branduardiano segnato da panorami ampi e figure di significato profondo, inattese ed enigmatiche diventa una specie di luna park: al viaggio nel mistero si sostituisce una gita scolastica in un paese di balocchi e tarocchi spesso improbabili e artificiosi, qualche volta riusciti, ma nel complesso mai memorabili.

Per un uomo al lavoro
 con il caldo implacabile di luglio/
ti do il rosso sbadiglio 
di un papavero senza utitlità

Per un uomo di cuore/
ti darò un cuore senza uomo
/se ne senti il bisogno
/lo darai a chi non ce l’ha (La leggenda del collezionista)

C’è una luce che luna non è
 in un buio che notte non è
 e una voce che voce non è
 che non parla ma parla di me (Il giocatore di biliardo)

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