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Biancaneve: tante storie e una speranza

Che un film renda giustizia a una fiaba come Biancaneve e al suo significato lascia perlomeno allibiti. L’affermazione sulla versione online del Corriere della Sera di Paolo Mereghetti – noto e competentissimo critico cinematografico – ci fa anche capire quanto ciascuno debba fare il suo mestiere  e quantomeno averne coscienza prima di fare certe osservazioni. Perché quello di stabilire la verità di una fiaba è già un mestiere che riesce difficile, per non dire impossibile a chi dal versante filologico, critico testuale o antropologico se ne interessa; se poi parliamo di Biancaneve allora dobbiamo anzitutto partire dal presupposto che ci si sta infilando in un ginepraio di tradizioni orali e testuali, varianti e adattamenti nonché di simbologie e richiami che possono giustificare volumi e volumi di testi accademici. Cosa che ovviamente in questa sede ci e vi risparmiamo, limitandoci ad alcune doverose noterelle.

La fiaba di Biancaneve venne narrata inizialmente ai fratelli Grimm da una delle sorelle Hassenpflug attorno al 1808 durante uno dei pomeriggi nei quali accompagnandosi con un tè le brave borghesi della città di Cassel si intrattenevano con i giovani filologi a caccia di storie tradizionali. Tra l’altro la famiglia Hassenpflug era d’origine ugonotta e portava in dote molta immaginazione non propriamente germanica.

Wilhelm Grimm rielaborò più volte la stesura della storia apportando notevoli correzioni in senso mistico e allegorico accentuando le simbologie religiose. Il principe che porta la sposa al casetllo del ‘Padre’, i tre volatili che vegliano la bara e che richiamano rispettivamente: la mitologia classica, la civetta di Atena; quella nordica, il Corvo di Odino; la narrazione evangelica, la colomba figura dello Spirito santo.

Lo stesso Grimm mutò alcuni passaggi del testo esemplandoli su testi della tradizione medievale germanica e antico nordica: la saga di Snaefrid, in cui c’è già un principe che veglia per tre anni il corpo della bella avvelenata, il Parzival in cui si menzionano le tre gocce di sangue nella neve che, lo ricordiamo, aprono la fiaba nella versione finale grimmiana. Wilhelm Grimm, tra l’altro, amava del Parzival la dimensione di ricerca mistica e anche quello spirito di rispetto delle altre religioni che per l’epoca è di una sconcertante modernità

L’intento della stesura dei  Grimm non era quello di suscitare paura, né semplicemente di educare la gioventù borghese (anche se molti ne hanno adoperato le storie in questo senso) ma di comporre un testo in cui il desiderio di immortalità espresso dolorosamente e nel dubbio nella tradizione pagano-germanica fosse trasfigurato dalla speranza cristiana nella risurrezione dei corpi, come si deduce chiarissimamente dal finale, che non è lo happy end disneyano ma l’apertura di una porta verso ‘l’al di là del tempo’ per usare un’espressione di Tolkien

I nani, infine. Non sono lì per carineria o per nascondere metafore sessuali. Sono un pezzo importato direttamente nel testo dall’iconografia germanica dove prevalentemente appaiono come lavoratori del sottosuolo, abili nelle arti magiche e spesso, ma non sempre, datori di doni per quelli che sono gentili verso di loro. Creature misteriose, hanno lasciato traccia di sé in tutte le lingue e le letterature antico-germaniche differenziandosi secondo i contesti. Ma ci torneremo

C’è ovviamente molto molto altro, ma la fiaba non si può capire se non ci si dispone ad ascoltare il testo per quello che oggettivamente è e secondo l’intento per cui originariamente è nato e cioè la ricerca di quel nocciolo misterioso nascosto in ogni storia che ci proietta verso un passato remoto, pieno di malia e che riflette gli sguardi, le sensazioni, i desideri, possibili o inattuabili, di uomini che hanno provato a guardare il mondo con gli occhi dell’immaginazione e, come abbiamo detto, mossi dalla speranza che tutto non finisca qui e ora.

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Un pensiero su “Biancaneve: tante storie e una speranza

  1. Una mia docente universitaria di letteratura tedesca – Romanticismo ed ottocento teutonico – sosteneva (se ricordo bene) che “Biancaneve ed i sette nani” potesse essere interpretata in chiave esoterica…. In ogni caso, bella copertina del libro.

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