vocisullaluna

se esiste il senso della realtà deve esistere il senso della possibilità

La musica è altrove. Bonus track/2

Ecco i miei giudizi e voti su Fiera dell’est e Pulce d’Acqua, con una lievissima preferenza. Che ne dite?

Alla Fiera dell’Est (1977) E’ il disco che consacra Branduardi come musicista di caratura internazionale e ne fa un modello del ritorno al medioevo che in quegli anni ancora segnati dalle lotte politiche e dalla contestazione comincia a dare i primi segni di vitalità anche nella cultura popolare proponenosi come polo meno ideologizzato di creatività alternativa. Un disco, inizialmente rifiutato dalla Rca e accolto dalla Polydor non senza qualche scetticismo, che pure venderà quattro milioni di copie e riceverà, tra gli altri, il premio della critica discografica italiana. Attorno alla title track, entrata velocemente nell’immaginario di più generazioni – molti bambini cantano oggi alla fiera dell’Est senza sapere neanche chi sia l’autore – la coppia Branduardi-Fabrizio costruisce un castello sonoro letteralmente inaudito. Dieci tracce totalmente acustiche, un ricorso ricchissimo, quasi sfarzoso a una pluralità di strumenti a corde, un’orchestrazione altrettanto opulenta con un ampio dispiegamento di strumenti a fiato – Fabrizio nasce come fagottista -, melodie campestri, agricole, oppure sognanti e allusive. Non c’è una traccia che non rechi la stessa impronta stilistica e si tratta di canzoni memorabili: “L’uomo e la Nuvola, “Il dono del Cervo”, “Sotto il tiglio”, “La serie dei numeri”, “La Favola degli Aironi”. L’immaginario fiabesco branduradiano comincia così a popolarsi di figure e creature simboliche: su tutti il cervo e la nuvola che si donano all’uomo in un atto d’amore. Ma ogni testo è uno scrigno di significati simbolici e allusioni al di là del dato meramente musicale. Un capolavoro, dunque, sotto ogni punto di vista. Voto 10

La Pulce d’acqua (1978) E’ anzitutto il disco in cui Branduardi dichiara cos’è per lui la musica. Nessun intento programmatico, per carità e nessun messaggio diretto, ma come di consueto immagini, figure racconti che esaltano la funzione del suono come mezo per far riscoprire all’uomo l’armonia con il creato ingiustamente calpestato (La pulce d’acqua), come misteriosa porta su altri mondi (La sposa rubata, in cui il suonatore è l’unica figura a seguire la sposa nel suo viaggio agli Inferi)come esorcismo nei confronti della morte e della caducità (Ballo in fa# minore e il Porta di Corte). Chi canta, chi si affida alla forza e all’energia della musica ragiunge una pienezza umana che lo proietta in un’altra dimensione, quasi mistica, ma ciò avviene nella semplicità della vita, in gesti e sorrisi umili come quelli della Maria di Nazareth adombrata ne Il Ciliegio, o nella donna del marinaio, convinta sul suo scoglio che alla fine la sua attesa sarà premiata, per cui “siede serena”. E’ un disco musicalmente perfetto, bilanciatissimo enlla sonorità con trovate di genialità assoluta come il preludio a Ballo in fa# minore affidato alle launeddas di Luigi Lai, uno strumento a fiato sardo dinorigini antichissime che Angelo rispolvera dai solai della storia in un’epoca in cui gli inventori della “world music” erano ancora impegnati a ridefinire il rock. C’èpoi un primo uso di effetti sonori elettronici con riverberi ed echi che accrescono il fascino atemporale di salcune composizioni che si dispiegano con straordinaria immediatezza senza mai rinunciare ad allusioni profonde e inattese – ilsignore sconosciuto, la bella dama senzampietà tartta dal poeta romantico John Keats, la sooria del mago merlino riletta in equilibrio tra realtà e magia. Qui Branduardi sfrutta al massimo la sua capacità mitopoetica e i quadri disegnati sono narrazioni che affondano nei miti di culture diversisime: dal mondo celtico, ai vangeli apocrifi, dalla poesia romantica alle storie giapponeisi, agli indovinelli zen. Voto 10 e lode

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3 pensieri su “La musica è altrove. Bonus track/2

  1. Riccardo in ha detto:

    per me è impossibile scegliere… è come se mi chiedessero a quale delle due figlie voglio più bene :-))) l’amore è immenso per entrambe le figlie e per entrambi gli LP :-)))

  2. “…ritorno al medioevo che in quegli anni ancora segnati dalle lotte politiche e dalla contestazione comincia a dare i primi segni di vitalità anche nella cultura popolare proponenosi come polo meno ideologizzato di creatività alternativa”.
    Questa frase non mi trova d’accorto. L’attenzione al recupero di sonorità antiche, più o meno tradizionali, è un fenomeno che parte parecchio prima di questo disco e al quale, alla sua maniera, Branduardi si accoda. Nei primi anni ’70 Pentangle, Chieftains (ma anche i nostri dimenticati “Acustica medievale” o gli “Alia musica”) per non parlare dello stesso Stivell hanno portato avanti una ricerca che ha influenzato seriamente Branduardi.
    E’ anche credo evidente che di “poli meno ideologizzati di creatività alternativa” i primi anni ’70 e i tardi ’60 siano stati pienissimi (dall’universo jazz-rock, ai corrieri cosmici ad un mare di musicisti che non fecero della lotta politica la loro bandiera (Battiato tra gli altri) ma erano ben accetti nei grandi festival più o meno politicizzati.

    Stefano AbulQasim

    • ma infatti…il soggeto del gerundio non è Branduardi è ‘ritorno al medioevo’ che è quello che intendo come “polo meno ideologizzato di creatività alternativa” probabilmente essendo questi test dei draft provvisori l’allusione non era bilanciatissima sintatticamente. Mi è chiarissimo invece che Branduardi si muove in un solco già tracciato prima da altri. Resta il fatto che Pentangle e Chieftains per fare nomi di gruppi che venero sono più “riproduttori” di musica folk, dei tramite culturali mentre Angelo è sicuramente un manipolatore, enormemente più artista in questo.

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