vocisullaluna

se esiste il senso della realtà deve esistere il senso della possibilità

Archivi per il mese di “luglio, 2012”

Le magnifiche (e per ora ultime) 10 canzoni

Si conclude la fase eliminatoria del nostro sondaggio. Eccovi le ultimissime (cronologicamente) da votare. A voi la scelta

 

Annunci

Branduardi. Ottavo sondaggio: risultati definitivi

Qui di seguito l’esito…bulgaro del sondaggio. Non era mai successo che un brano sfiorasse il 50% delle preferenze

Il Sultano di babilonia e la prostituta 64 45%  
Laila Laila 24 17%  
Il Cantico delle creature 20 14%  
La candela e la falena 13 9%  
La predica della perfetta letizia 6 4%  
La ballata del fiume blu 5 4%  
Nelle paludi di Venezia 4 3%  
Paradiso, Canto XI 3 2%  
Se Dio vorrà 2 1%  
Donna di Luce 1 1%  

Branduardi. Un incontro romano

Come un  giovane studente di composizione o analisi della partitura. Non fosse per l’occhiale, tondo, di taglio tra l’artistico e l’intellettuale, che tradisce l’aver superato una certa asticella anagrafica. Ma l’impressione è quella. Angelo Branduardi, di professione musicista e musicista completo, davanti alla partitura delle composizioni di Ennio Morricone che dovrà eseguire di lì a poche ore.

Lo incontro così e la sensazione  è come al solito di avere di fronte un artista che si sposta con disinvoltura ma serietà e umiltà estrema attraverso mondi  diversi. Uno per cui conta la musica. Lo vedo dalla sottolineature a matita di alcuni passaggi del  testo che sta annotando. Lo ascolto nella discussione sul rapporto con l’orchestra che ancora in sede di prove deve essere approfondito. Riferisce le chiacchiere con Morricone, gli aneddoti tra dedizione artistica e passione calcistica del maestro romano e romanista che ci scambiamo volentieri. Mi dice di quella volta a Milano che Morricone pretese la vicinanza di un bar skymunito per seguire la partita della ‘magica’ dopo una presentazione alla Fnac e io ribatto con quell’altra occasione in cui il sottoscritto assieme all’ex direttore de Il Romanista, Riccardo Luna, gli portò direttamente a casa una vecchia gloria degli anni ’30, l’albanese Niam Krieziu con tanto di maglietta feticcio. Ma poi parliamo anche di Alan Stivell, della sua recente esibizione romana che gli riassumo. ‘E’ un grandissimo’ sottolinea Branduardi sorridendo alla mia battuta secondo la quale l’artista bretone quando ‘impugna’ la uileann pipe oramai sembra proprio un highlander.

Angelo si rasserena e si distende. Cordiale come sempre ma particolarmente prima di un concerto che per un artista è l’ingresso in un tunnel  dal quale non può uscire e le cui pareti sono lo sguardo e le orecchie del pubblico. Ci dice anche che sta provando altro, parliamo del sondaggio sulle sue canzoni, del contest e dei vincitori, si congratula con la ‘Gangemi vincitrice’. Firma appunto le copie e poi si lascia andare a duna mezza ammissione pro ‘malandrini’  “sarete serviti…pensate a Gulliver’. Un enigma? L’idea di un nuovo arrangiamento?  Per intanto ci gustiamo la sua simpatia e la gran forma, l’ironia e la passione per quanto noi si condivide. Il resto come diceva il suo amico Michael Ende è un’altra storia e dovrà essere raccontata un’altra volta

Biancaneve: una fiaba (anche) religiosa

Lo abbiamo già scritto, ripetuto e discusso: dal calderone delle storie è facile individuare qualcuno dei molti ingredienti. Estremamente difficile è isolarlo, considerarlo al di fuori degli altri; ed è il procedimento che fa, dal canto suo legittimamente, lo studioso di folklore a caccia di risultanti per i suoi lavori a carattere antropologico. Se però vogliamo leggere una storia per quello che è, e quindi a partire dalla sua lingua, dalla sua espressione, è bene evidenziarne costruzioni, riferimenti, componenti letterarie. E’ bene insomma entrare nello studio di chi l’ha riportata e come nel caso dei fratelli Grimm, le ha dato forma compiuta e unica.

Per questo ringrazio gli amici del quotidiano Avvenire per aver pubblicato e reso nota questa riflessione su certi aspetti della fiaba di Biancaneve, finora poco considerati a scapito di altre mode interpretative. Se volete potete leggerla qui

Fantasie colpevoli?

Appurato che Neil Gaiman non è il papà di Batman e che le stragi della follia negli Stati Uniti avvenivano anche in spazi di solito poco frequentati dai Supereroi (come a Columbine), va però detta una parola sull’ennesimo caso in cui dopo avvenimenti di questo genere si tirano in ballo fumetti, fantasy o giochi di ruolo.

C’era una volta la vecchia polemica sull’escapismo, sull’evasione in mondi lontani e irraggiungibili vista come rifiuto della realtà da parte dei soloni dei salotti letterari  e delle pagine culturali dei quotidiani, o al più sopportata con degnazione come innocente fuga nell’utopia, quando il giudizio si ammantava di sapienza sociologica. Oggi le cose sono radicalmente cambiate, visto che il ‘genere’ è stato abbondantemente sdoganato e che fumetti, eroi fantastici o super garantiscono grandi introiti un po’ dovunque. E allora ecco la trovata di rendere sempre più vicini mondo fantastico e mondo reale creando nello spettatore l’illusione di verità attraverso sofisticate elaborazioni computerizzate da un lato e dall’altro infarcendo trame, situazioni e dialoghi fantastici di guizzi ironici, trovate comiche e complici (ricordate lo skateboard di Legolas nel Signore degli Anelli di Jackson?) che riducono la distanza, appannano la sacralità delle origini ed accentuano l’effetto di immedesimazione anche nello spettatore meno preparato ai sottotesti che il genere porta con sé dalle brumose origini mitologiche.

Ecco così che si è creato un effetto curioso: mondi fantastici e protagonisti tanto  più super per effetti speciali visivamente perfetti e ineccepibili (e quindi in questa perfezione tecnica resi reali) quanto  più ‘umani’ e vicini  nei loro comportamenti e nel loro steso modo di essere. Un fantastico che giunge tra di noi, che non richiede più salti da fare ma solo un aggiornato sistema di sintonizzazione, da poltrona di casa o con occhialetto in 3D

E’ in questo calderone indistinto che ogni limite si abbatte e tutto sembra plausibile e riproducibile. La fantasia non è più esperienza di mondi altri dove esercitare discernimento, confrontare il bene e il male, sperimentare la possibilità che la realtà nasconda misteri e spazi di crescita umana: il fantasy usa e getta di oggi è l’ennesimo spettacolo mediatico che invita il fruitore a esserne parte senza bisogno di pensare, di addestrarsi, di proiettarsi in una dimensione diversa.  Tutto così diviene a portata di mano. Anche e soprattutto il male che da sempre affascina più del bene anche se alla fine in quei mondi veramente altri necessariamente perdeva.

Branduardi: sondaggio n° 8. Gli anni ‘2000

Ci avviamo verso la conclusione della fase eliminatoria entrando nel nuovo Millennio con alcune canzoni de l’Infinitamente piccolo e di Altro e altrove, i due album dal suono più ‘sintetico’ dell’intera discografia branduardiana…ma a voi la parola e …il voto

Branduardi, sondaggio n° 7: i risultati

Vincono le più note. Questa settima tornata del sondaggio rispecchia alquanto fedelmente le attese. Ecco la classifica completa

Il dito e la luna 58 30%  
L’apprendista stregone 43 22%  
Confesso che ho vissuto 23 12%  
La piccola canzone dei contrari 17 9%  
Il giocatore di biliardo 17 9%  
Per ogni matematico 11 6%  
La parola ai mimi 8 4%  
La regola del filo a piombo 7 4%  
la comica finale 5 3%  
L’uso dell’amore 4 2%  

La Musica è altrove sul ‘Venerdì’ di Repubblica

Grazie a Paolo Mattei, Brunella Schisa e Giovanni Ricciardi per questa compendiosa e fiabesca sintesi del mio libro che approda su uno dei più diffusi e prestigiosi settimanali nazionali. Grazie per aver definito la mia una” raffinata analisi delle architetture musicali e dei testi delle canzoni di Angelo Branduardi” e anche per aver condiviso fin dall’introduzione della recensione lo spirito (anch’esso fiabesco) del mio prologo

Branduardi e Faletti. Da: La musica è altrove

E’ di questi anni l’incontro con Giorgio Faletti, all’epoca ancora attore comico neppure lontanamente presago del successo che avrebbe riscosso nella veste di giallista. Si conoscono in un camerino e l’attore timidamente sottopone alcuni testi a Branduardi che ne coglie subito la vena surreale: è l’inizio di un’amicizia e di una collaborazione molto sui generis che si articola perfino in pomeriggi trascorsi a casa Branduardi, sbirciando magari (Faletti) la formula 1 in Tv.  Nonostante gli esiti non siano sempre all’altezza delle intuizioni alla base delle, canzoni l’incontro con Faletti consente a Branduardi di aggiungere alla propria cartografia il continente del nonsense, in una versione assieme fanciullesca e a tratti grottesca, talvolta anche troppo compiaciuta dei propri ghiribizzi verbali.

E’ il primo parto della neonata coppia ad essere a conti fatti il migliore: La piccola canzone dei contrari, il brano che apre l’album ‘Camminando camminando’ registrato dal vivo nella tournee del disco Domenica e Lunedì ma inevitabilmente inferiore al precedente live del 1980.  Tra l’altro due splendide esecuzioni di Profumo d’Arancio e Confessioni di un malandrino vengono omesse dal prodotto finale, per una scelta che, come ha notato giustamente Roberto Tardito, resta assolutamente inspiegabile anche alla luce della presenza di una scialba versione de Il Signore di Baux e una quasi sbrigativa di Ballo in fa# minore.

La Piccola canzone dei contrari in ogni caso fa la sua onesta quanto stralunata figura, ed è perfettamente esemplificativa del metodo del Faletti paroliere che corre sui binari di un nonsense arguto, funambolico, a volte sorprendentemente poetico… e pare proprio non aver paura di deragliare.

C’è un posto bianco e un posto nero 
chissà dov’è
/per ogni volo di pensiero dentro di te

C’è un posto vero e uno bugiardo 
chissà dov’è
/per quando va la gatta al lardo 
dentro di te

A volte però il gusto della rima e dell’assonanza concettuale obbliga l’impavido conducente a sterzare su coppie molto più banali e scontate

C’è un posto sano e uno malato 
chissà dov’è
/e che il secondo sia passato 
dentro di te

la stessa cosa si nota ne Il dito e la luna, disco del ‘98 che in undici tracce conferma luci e ombre del binomio, con poche canzoni però di grande livello: le immagini, i personaggi, le metafore rimangono come attutiti da un tono generale edulcorato, di una giocosità studiata che difficilmente coinvolge, anche perché la vena nonsense cede al tentativo di trovare una chiave sentimentale o esistenziale; così il mondo branduardiano segnato da panorami ampi e figure di significato profondo, inattese ed enigmatiche diventa una specie di luna park: al viaggio nel mistero si sostituisce una gita scolastica in un paese di balocchi e tarocchi spesso improbabili e artificiosi, qualche volta riusciti, ma nel complesso mai memorabili.

Per un uomo al lavoro
 con il caldo implacabile di luglio/
ti do il rosso sbadiglio 
di un papavero senza utitlità

Per un uomo di cuore/
ti darò un cuore senza uomo
/se ne senti il bisogno
/lo darai a chi non ce l’ha (La leggenda del collezionista)

C’è una luce che luna non è
 in un buio che notte non è
 e una voce che voce non è
 che non parla ma parla di me (Il giocatore di biliardo)

W.B. Yeats: la mente di un vecchio diventa poesia

Guarda dietro di sé e accumula dubbi,  ma non può dimenticare la sua forza che è quella dell’immaginazione, anche se sembra non regalargli certezza. Di fronte al decadere del corpo e delle facoltà di un fisico che si incammina verso la fine, la riscossa della mente può essere solo rianimata dalla volontà del cuore , da una ‘frenesia’ che si volge attorno: un prato, un quadro, l’umiltà e il nonnulla naturale  di un topolino.  In questa poesia Yeats dà prova di tutta la sua fiducia nella capacità di guardare le cose in modo più pieno anche a fronte dell’idea della fine e del confronto sempre impari con una verità che può essere inseguita ma forse solo donata

Quadro e libro rimangono,
Un campo d’erba verde
Per prendere un po’ d’aria,
Ora che le forze del corpo se ne vanno;
Mezzanotte, una vecchia casa
In cui solo un topo si muove.

La mia tentazione è la quiete.
Qui al termine della vita
Né la sbrigliata immaginazione,
Né la macina della mente
Che ne consuma cenci e ossa,
Riescono a render nota la verità.

Mi sia concessa la frenesia di un vecchio,
Devo rifare me stesso
Fino ad essere Timone o Lear
O quel William Blake
Che bussò sul muro
Tanto che la Verità rispose al suo richiamo;

Una mente quale la conobbe Michelangelo
Tale da penetrare le nuvole,
O ispirata dalla frenesia
Da scuotere i morti nei sudari;
Del resto dimenticata dal genere umano:
La mente d’aquila di un vecchio.

Navigazione articolo