vocisullaluna

se esiste il senso della realtà deve esistere il senso della possibilità

Da La Musica è altrove: l’amico cane

L’animale che ha più “presenze” in questo immaginario dell’artista lombardo è sicuramente il cane. Lo abbiamo visto tra i gradini più bassi de Alla Fiera dell’Est e come amico della nascitura Sarah, ma un cameo delicato e pietoso ce l’ha anche nella canzone-programma di Angelo Branduardi “Confessioni di un malndrino”: qui è vecchio e si aggira a coda bassa nel cortile senza più notare cosa accade intorno anche se il poeta in un flashback lo ricorda quando da bambino con lui spartiva il pane “ e si mangiava come due fratelli”.
E’ sempre figura di calore e fremito di vita, il cane. Una vitalità a volte manifesta, altre semplicemente intuita, come ne Il Signore di Baux dove il testo riprendendo una suggestione del poeta latino Lucrezio riporta i gemiti dei quadrupedi dormienti immaginandone sogni di caccia. Più urbana e quotidiana è la figura canina che accompagna l’artista nella splendida Cambia il vento, cambia il tempo, di fatto una passeggiata in periferia in un crepuscolo nebbioso, in cui l’animale si limita a riportare i sassi che il padrone scaglia per incitarlo alla corsa; ma anche qui si percepisce un rpporto di serena intimità tra uomo e bestia. Inquietante può essere invece il ricordo dell’ animale smarrito come ne Il tempo di partire, in cui due amici si mettono in cammino ripercorrendo una strada che conduce fino a un luogo dove un giorno l’animale inspiegabilmente si perse

(…) io ti accompagnerò
Ritorneremo insieme
laddove un tempo hai perso il tuo cane
con te seguirò le sue tracce
fino a quel sentiero
che temevi già da bambino
ed insieme avremo paura

Canzone canina è invece l’altra poesia di Esenin che Branduardi ha avuto nella mente per molti anni prima di trovare la melodia adeguata. Il momento è venuto nel 1981 con il disco Angelo Branduardi particlarmente adatto per trovare casa al testo considerando la sua strumentazione sobria ed essenziale e le atmosfere rigorose ma più rarefatte. Così si arriva a “La Cagna”, terzo brano dell’album introdotto da una chitarre classica dal suono limpidissimo e quasi metallico con un accordo di Re maggiore alterato e minimi interventi di fiati. La storia è quella di un evento comune in campagna quando il contadino decide di sopprimere i cuccioli nati da un parto troppo numeroso. Solo che la bestia non capisce questa logica a dopo aver allattato i suoi “cuccioli d’oro” rimane immobile a vegliarne i corpicini annegati nello stagno gelato

Scese la notte ed il ghaccio richiuse
Nell’acqua nera sette cuccioli d‘oro
Sopra lo stagno la luna guardava
La cagna bianca che non capiva

Ancora una volta la luna sormonta un ritratto di innocenza assoluta: lo si percepisce immediatamente nel candore dell’animale. Immobile, inerme a contemplare quella sciagura che per la logica del mondo è invece poco più di una procedura automatica, un evento normale per preservare certi equilibri alimentari nella tenuta di campagna. Il poeta, e assieme a lui la musica sembrano non prendere parte e ci consegnano un quadro delicato ma scabro, privo di qualsiasi concessione sententalistica. Resta però, più lancinante di un’accusa, più espressivo di una serie di aggettivi lacrimevoli lo schianto e il contrasto tra i colori: il nero dell’acqua come l’anima dell’assassino e l’oro splendente delle vite trucidate innocenti ma ancora preziose da guardare per chi le ha generate.
La cagna rappresenta un punto d’arrivo nel tratteggiare il rapporto tra la poetica branduardiana e il mondo animale: da simbolo a compagno di viaggio che qui condivide con dignità e pudore assoluti il dolore di fronte alla crudezza del mondo.

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