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Il Ladro: un disco ‘mutante’

Il ladro è un disco dallo strano destino nella storia personale di Angelo Branduardi. Un album programmaticamente suonato, registrato e missato cercando di creare più possibile spazio attono a suoni centellinati, esatti fino all’asciuttezza e mai ridondanti che nel 1990 venne salutato da un plauso unanime della critica, anche quella di solito non troppo consentanea con il suo immaginario

Tanto per fare alcuni esempi ecco cosa scriveva  dopo il concerto romano di quella tournee il critico del Messaggero Paolo Zaccagnini, lui che negli anni ’70 aveva accolto con inequivocabile antipatia e fastidio il successo degli album storici dell’artista lombardo

“Chi scrive deve in tutta onestà ammettere di non essere mai stato intrigato dal bucolicismo che permea da sempre la sua musica, certi echi medievaleggianti, certo madrigalismo (…) ma ora il discorso del riccioluto bardo longobardo si è fatto più vasto e tocca le più variegate are etnomusicali (…)il ladro certo è uno dei suoi dischi migliori e uno di quelli italiani più riusciti e meno noti dell’anno. Quasi a volersi togliere il pensiero Branduardi esegue  Alla fiera dell’est e Cogli la prima mela in apertura (…) per poi suonare sempre con “un pignolo professionismo spruzzato di passuone” (…) Branduardi da parte sua è musicalmente cresciuto ed ora è perno anche strumentale del gruppo”.

Perfino Gino Castaldo su La Repubblica sottolineò “l’evoluzione verso suoni insoliti” e verso “atmosfere ora ipnotiche ed eteree” che abbandonano quei “tratti lugubremente tardoromantici”.
Non c’è dubbio per il recensore che “Il Ladro sia il disco migliore della sua carriera (…) pezzi come Madame, Bella Faccia e Uomini di passaggio sono tra le cose migliori che possa offrire oggi la nostra canzone”.

Eppure lo stesso Branduardi ha avuto un atteggiamento bifronte verso questo suo lavoro. Nel dicembre 1999, in occasione dell’uscita dell’Infinitamente piccolo, e commentando in un’intervista concessami a Tv2000, i suoi lavori ‘precedenti’ lo definì “un disco molto brutto, frutto del lavoro di un depresso, che si diverte a togliere via troppe cose”. Qualche anno più tardi però lo rivalutò giungendo perfino a inserirlo nella lista dei suoi lavori meglio riusciti.

Si tratta in ogni caso di un album che soprattutto nella prima parte enumera autentici pezzi di bravura e suggestione. Da Madame a Bella Faccia, fino alla splendida Uomini di Passaggio, una milonga ‘urbana’ impreziosita dalla straordinaria performance di Richard Galliano.

Ma il particolarissimo blues de Il Ladro rimase talmente tanto impresso nella memoria “creativa” di Branduardi da riproporlo, nell’ossatura armonica e nell’accenno della frase melodica in una canzone dell’album successivo: ‘Devi trattarla bene”, penultima traccia del disco ‘Si può fare’.
 

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