vocisullaluna

se esiste il senso della realtà deve esistere il senso della possibilità

Lo splendore del Re Maggiore

“Se il primo Re è bello è bello tutto il concerto”. Lo sappiamo:  i musicisti amano le frasi paradossali, le affermazioni che sembrano provenire direttamente dalla soffitta dei loro sogni, da quei territori che solo seguendo la loro immaginazione abbiamo in qualche modo possibilità di avvicinare e forse percorrere a tratti.

In realtà, però, questa frase per chi ha esperienza della musica di Angelo Branduardi è verissima, constatabile nella pratica dell’ascolto, per nulla esoterica dunque. Il Re maggiore è utilizzatissimo da Branduardi e soprattutto in brani che hanno un sapore particolarmente onirico, fluttuante, di esordio di qualcosa

L’uomo e la Nuvola, brano ‘storico’ d’apetura concerto ne è il primo esempio, con quei lunghi armonici e le sognanti improvvisazioni iniziali che portano attraverso la citazione di Fratello Sole e Sorella Luna allo sfolgorante ingresso del tema della canzone.  Ma non ci si ferma certo a questo.

Nel disco Angelo Branduardi ’81 l’artista utilizza l’arpeggio dell’accordo di Re maggiore trasposto al terzo tasto della chitarra suonando la terza corda – il sol – a vuoto. Il sol è una nota  che non appartenendo all’accordo e suonata quasi in concomitanza con  il fa# della corda superiore  conferisce all’armonia una sonorità aperta, liquida, di una dissonanza tenue gradevolissima all’orecchio.

Sempre nello stesso disco la meravigliosa Collina del Sonno è costruita sulla scala pentatonica di Re – senza cioè i semitoni  per esaltarne l’aura primitiva, ‘naturale’ – e con la sesta corda della chitarra ‘scordata’ di un tono in modo di passare dall’abituale Mi proprio a un Re profondo, cavernoso, avvolgente.

Nel concerto del 1983 – quello di Cercando l’Oro – Branduardi apre la parte ‘acustica’ con l’Amico, che sul disco è suonata in Mi, trasportandola un tono sotto: in Re maggiore, ancora per sfruttare la scordatura  ed evidenziare al meglio la modulazione conclusiva del brano, quella che nel disco era affidata agli archi della London Symphony Orchestra.

Ma se dopo tutte queste chiacchiere volete veramente gustarvi la limpidezza fiabesca di questa tonalità, riguardatevi lo splendido live di Stella Matutina, brano tratto dal Liber Vermell di Montserrat , anche qui in Re maggiore e anche qui con i consueti  accordi rivoltati in in modo da lasciar fluire il discorso ampio indeterminato e sempre più onirico. Buon ascolto

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