vocisullaluna

se esiste il senso della realtà deve esistere il senso della possibilità

Branduardi e i…classici

Musicando il Notturno di Alcmane, poeta greco del VII secolo avanti Cristo, Angelo Branduardi ha iniziato una lunga personale carriera di frequentazione con testi della classicità greco-latina (certo, Alcmane appartiene a un periodo preclassico, obietteranno i grecisti, ma ci prendiamo la libertà di inserirlo in quel retaggio che l’istruzione liceale ha reso compatto e unitario per legioni di studenti) . Tra le altre spiccano queste due allusioni,  citate nel libro La Musica è altrove

Due allusioni ai classici si ritrovano nel disco Cogli la prima mela, a ulteriore conferma dell’ampiezza di interessi della coppia Branduardi-Zappa; anzitutto ne la Raccolta dove si fa riferimento a  un  frammento  della poetessa greca Saffo che a proposito di una donna nubile si esprime con questa metafora

Come la mela sul ramo più alto/la dimenticarono i raccoglitori/anzi, non poterono ragiungerla,

che nella canzone diventa

Sei la spiga più bella che hanno scordato di tagliare/sei la mela più alta che nessuno mai raggiungerà./Passato è il tempo della Raccolta/la calda estate è finita di già/ e cutriosa ancora tu/aspeti chi ti coglierà

Mentre i cani del Signore di Baux che “gemon nel sonno/sognando della caccia” rimandano al De rerum natura del poeta latino Lucrezio che nel secondo libro del poema affrontando il tema del sogno si sofferma anche su alcuni animali:

Vedrai infatti forti cavalli, le cui membra giaceranno distese,

tuttavia irrorarsi di sudore nel sonno e ansar senza posa

e tender le forze all’estremo, quasi fossero in gara per la vittoria (…)

E spesso i cani dei cacciatori, pur mollemente addormentati,

tuttavia dimenano d’improvviso le zampe e emettono d’un tratto

latrati e aspirano frequentemente con le nari l’aria,

come se avessero scoperto tracce di fiere e le seguissero (…)

Ma la carezzevole prole dei cuccioli, avvezza a vita domestica,

in fretta scuote via e solleva da terra il corpo,

quasiché vedesse figure e facce ignote.

E quanto più una razza è feroce,

tanto più nel sonno essa deve infuriare.

L’immagine è di tale impatto che se ne è ricordata anche Doris Lessing, Nobel per la letteratura nel 1997. Nella sua autobiografia la scrittrice richiama direttamente il testo lucreziano

“Come i cani che se ne stavano lunghi distesi a guaire e uggiolare di eccitazione ogni volta che sognavano di dare l caccia a una lepre o un coniglio”

Una cucciolata di cani, come abbiamo visto, è protagonista de la Canzone canina di Esenin, che Branduardi ha musicato col titolo “La Cagna”

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