vocisullaluna

se esiste il senso della realtà deve esistere il senso della possibilità

Branduardi e quel Natale di un Futuro Antico

 Eccovi un altro breve estratto dal libro: La Musica è altrove

 Un  battesimo particolare per l’operazione sulla musica antica Branduardi lo trova allo Stadio Olimpico nel giugno dello stesso anno quando chiude con un concerto diquasi tre ore la festa dei giovani dell’Azione cattolica Nazionale succedendo sul palco all’allora presidente della Repubblica Luigi Scalfaro e a Rita Borsellino sorella del magistrato trucidato in Via D’Amelio pochi anni prima.

Del resto la prossimità a certi valori dei giovani dei movimenti cattolici non nasce in quel momento – la pulce d’acqua cantata in un campo scout è praticamente un rituale – ma viene in qualche modo fissatoasulla carta nel Natale successivo quando Branduardi firma l’editoriale della Vigilia sul quotidiano Avvenire ponendo con qualche audacia in relazione lo sguardo dell’artista al di là della “porta chiusa” con l’evento dell’Incarnazione. Così scrive:

Non so se a pensarla così sono ortodosso, ma il fatto che il Mistero si sveli, che si sia fatto carne, a me sembra una cosa più semplice di quanto si creda. Egli è venuto in carne ed ossa, con tutto ciò che implica il funzionamento di questa nostra carne. Ma proprio questo implica che in questa stessa nostra povera carne ci sia qualcosa di divino (…) Io ho una grande fortuna: faccio l’artista di mestiere e l’arte è sempre uno sguardo al di là della porta chiusa verso l’Oltre, verso il Mistero.  Guardare al Mistero mette anche paura, risveglia l’adrenalina. E l’adrenalina ti mette in movimento, fa venire voglia di rischiare. Per questo il natale, il Mistero che si è svelato, che si è reso conoscibile, sperimentabile è innanzitutto rischio, avventura.  Il contrario del cinico buonismo di oggi di un’Europa che pare intenzionata solo a difendersi , mentre gli unici che rischiano, che fanno figli sono gli extracomunitari, oggi forse la categoria più “natalizia”. (…)

In fondo ricominciare è semplice. Mi ha sempre impressionato molto l’aneddoto, vero, che si racconta di Arnold Schoenberg, il compositore che inventò la dodecafonia, l’ultima estrema rivoluzione della musica occidentale dopo Wagner. Lui, Schoenberg, l’intellettuale per eccellenza,. Lo sperimentatore per vocazione, il demolitore di linguaggi precostituiti scriveva ad un amico pochi giorni prima di morire ‘però quanta bella musica si potrebbe ancora scrivere in Do maggiore!’. Tutto, insomma, si può ricostruire, tutto può ricominciare. Basta correre il rischio e l’avventura, là dove ci porta il Mistero. “

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